L’equilibrio quasi perfetto, i conseguimenti lì sul tavolo, tangibili e concreti.
Le mie figlie, le mie nipoti, perfette e concrete, un orgoglio che non è un mero eco ma solida roccia, amori senza prezzo ne tempo.
I miei impegni sono ormai assolti, niente debiti pregressi, una vita di concretezze spalmate di dolori e gioie come non può che essere.
Ho avuto molto e perso tanto.
Mi sono voltato ed ho visto i volti ed i tempi che sono stati decisivi per arrivare nel mio qui adesso, gli incontri e gli amori, le nascite e le perdite, soprattutto le perdite che ti svuotano e ti fanno sentire piccolo ed impotente, ma anche quelle nascite che ti rendono fiero e commosso, stupito dal puzzle di somiglianze e gesti ancestrali mescolati dal caso.
Una vita in fondo ben spesa, poteva essere migliore certamente, potevo superare più utilmente le paure o spendere più amore anche questo verissimo, ma ormai era fatta e quindi il risultato era l’equilibrio quasi perfetto per cui la paura di terminare cessava, la paura diventava accettabile momento l’ultimo.
Nessuna rassegnazione ma solo consapevolezza, un giro di boa che riallinea il presente con la tua vita passata e tutto diventa capibile, accettabile soprattutto ineluttabile, smorzi le emozioni e respiri piano sperando solo di non far soffrire e ti adagi.
E poi.. arriva una lampo ed un tuono, tutto cambia e l’equilibrio si spezza, ti rialzi e capisci che ogni attimo va vissuto e non da solo.
